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Giacomo Pezzano: Ereditare significa creare playlist

Di cosa parliamo quando parliamo di eredità? Quali sono le caratteristiche principali del complesso processo dell’ereditare? In questa nuova puntata di Filosofia per il Nuovo Mondo ne ho parlato insieme a Giacomo Pezzano, Phd in Filosofia e autore del saggio Ereditare. Il filo che unisce e separa le generazioni (Meltemi, 2020).

L’eredità è qualcosa con cui tutti noi abbiamo a che fare quotidianamente, un concetto ordinario che, come spesso accade, si carica di una innumerevole varietà di determinazioni. Come dell’essere, anche dell’eredità si può dire in molti modi (eredità culturale, eredità materiale, eredità genetica), tutti uniti da una comune derivazione: ereditare non vuol dire soltanto ricevere ma fare qualcosa con ciò che si riceve. Rielaborare quel che ci viene trasmesso. Un processo in cui, inevitabilmente, va a finirci sempre qualcosa di nostro. Un processo in cui la neutralità è impossibile.

pezzano ereditare

Ereditare significa che “chi viene al mondo costruisce una nuova casa, poi se ne va e la lascia a un altro, che la arrangia in modo diverso, e nessuno la porta a termine”. Pezzano ripercorre i vari nuclei tematici attorno ai quali ruota il concetto di eredita, che è prima di tutto un’azione, un fare. Un fare che è simile a quello degli hacker, manipolare il sistema, metterci mano. A patto che lo si conosca fin nelle sue ultime sfumature. Ma ereditare significa anche obliare, cancellare (o almeno provarci), modificare, selezionare. Insomma: fare i conti con l’eredità.

È così che l’ereditare viene a configurarsi come una continua opera, un qualcosa sempre in fieri, che non arriva mai a compimento. Una continua assegnazione e riassegnazione di significato a ciò che riceviamo da chi è venuto prima di noi. Un po’ come il remix. Ereditare, allora, significa creare playlist. Significa riordinare quello che ci è stato lasciato, dargli una nuova configurazione nel tentativo di attribuirgli un senso.