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Felicità: serve parlarne?

La seconda stagione del mio podcast, Filosofia per il Nuovo Mondo, è iniziata con un argomento molto importante e dibattuto: la felicità.

La seconda stagione del mio podcast, Filosofia per il Nuovo Mondo, è iniziata con un argomento molto importante e dibattuto: la felicità. Ora, non c’è bisogno che vi dica che di felicità parlano tutti, a tutti i livelli, e se ne parla da tempo.

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Ma davvero, di felicità, serve parlarne? Beh, un po’ sì e un po’ no. Con la felicità abbiamo tutti a che fare, in un modo o nell’altro. Spesso è la bussola che orienta i nostri progetti e i nostri desideri. Altre volte è uno stato d’animo che cerchiamo e ricerchiamo, perché sembra nascondersi lì il senso della nostra vita, di tutto quello che facciamo e che faremo.

Soprattutto negli ultimi anni, ma diciamo pure nell’ultimo mezzo secolo, la ricerca della felicità è stata assunta come principio guida da un numero sempre maggiore di persone. E’ diventato un mantra: “Devo essere felice, devo fare soltanto quello che mi fa stare davvero bene”.

Ma ci siamo mai chiesti cosa significhi effettivamente essere felici? Se c’è stato un momento della nostra vita in cui abbiamo potuto affermare senza alcun dubbio “Sono felice!”? Insomma, ci stanno un bel po’ di cose da dire su questo stato d’animo, o stato mentale (ma qui si entrerebbe di più nel tecnico), così strano e variegato, sempre sulla bocca di tutti ma difficilmente afferrabile coi concetti.

Alla domanda “E’ così necessario parlarne?”, la risposta è sì. Un sì grande quanto una casa, oggi più che mai. Ma per parlarne è indispensabile affinare il concetto; pulirlo bene da tutte quelle incrostazioni prodotte da una fin troppo superficiale corsa verso l’esser felici che caratterizza sempre di più la nostra società contemporanea. Essere felici non è un obbligo, se si sa bene cosa sia la felicità.

La felicità di Epitteto

Ascoltate il podcast per saperne di più sui pensatori che hanno provato a definire cosa sia davvero la felicità e ditemi cosa ne pensate. Ditemi cosa rappresenta per voi questo straordinario concetto. A me piace molto ciò che a riguardo affermava Epitteto, filosofo greco che visse a Roma sotto Nerone:

Tra le cose che esistono, le une dipendono da noi, le altre non dipendono da noi. Dipendono da noi: giudizio di valore, impulso ad agire, desiderio, avversione, e in una parola, tutti quelli che sono propriamente fatti nostri. Non dipendono da noi: il corpo, i nostri possedimenti, le opinioni che gli altri hanno di noi, le cariche pubbliche e, in una parola, tutti quelli che non sono propriamente fatti nostri. icordati dunque che, se credi che le cose che sono per natura in uno stato di schiavitù siano libere e che le cose che ti sono estranee siano tue, sarai ostacolato nell’agire, ti troverai in uno stato di tristezza e di inquietudine, e rimprovererai dio e gli uomini. Se al contrario pensi che sia tuo solo ciò che è tuo, e che ciò che ti è estraneo – come in effetti è – ti sia estraneo, nessuno potrà più esercitare alcuna costrizione su di te, nessuno potrà più ostacolarti, non muoverai più rimproveri a nessuno, non accuserai più nessuno, non farai più nulla contro la tua volontà, nessuno ti danneggerà, non avrai più nemici, perché non subirai più alcun danno.

Epitteto

A presto!

Giorgio

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